Ne voglio parlare con il Maestro Romanut che alla fine delle quattro giornate mi concede una chiacchierata, prima di rimettersi sulla via del ritorno, direzione Gorizia, la città dove lui e i due fratelli vivono e si allenano.
Maestro Romanut, quali sono i punti cardine del vostro stile di combattimento?
“Il mio metodo è molto semplice, si basa su un buon allenamento di base e sulla precisione: tecniche semplici ed efficaci, spostamenti per evitare gli attacchi degli avversari, lavoro d’incontro e, quando si attacca, colpi duri a bersaglio”.
Eh, lo abbiamo visto! Ed è un allenamento assolutamente valido…
“Direi proprio di sì, il metodo che applico ci ha permesso, negli ultimi anni, di vincere praticamente tutto!”
Dunque tecniche basate soprattutto sull’attenzione, sullo studio dell’avversario, puntando alla preparazione dell’atleta in maniera completa. È così?
“Sì certo. La mia idea è che l’atleta vada sempre preservato. Deve potere arrivare al termine della propria carriera senza avere subito grossi danni. Di conseguenza, cerco sempre di evitare battaglie dirette; i faccia a faccia, in stile olandese e giapponese, non mi piacciono. Vincono la tattica e la testa”.
Siete nel circuito giapponese del K1, ma la vostra base è la Muay Thai che dà una preparazione completa, velocità ecc.
“Sì, a mio parere la Muay Thai è il migliore sport da combattimento che esista. Quella che personalmente adotto potremmo definirla una Muay Thai dinamica. Infatti, dello stile thailandese riprende tutti gli spostamenti laterali, la morbidezza, la dinamicità, appunto. Molte scuole –purtroppo anche in Italia– si fossilizzano su uno stile statico, che spinge molto e si basa sull’andare sempre in avanti, in modo duro. La Muay Thai insegna anche il contrario e, se la si applica correttamente, la si può adattare con successo anche al K1”.
Cosa pensi di questa esperienza allo stage nazione della FIKB?
“È la prima volta che partecipiamo al raduno nazionale della Federazione. Alle nostre lezioni hanno preso parte atleti di diverse discipline e soprattutto i ragazzi che praticano K1 o Low kick, e che si avvicinano al nostro stile, hanno dimostrato di essere a un buonissimo livello”.
Prima che scappino negli spogliatoi coinvolgo nella discussione anche i due campioni. Voglio avere una loro impressione. Per primo mi risponde Armen:
Insieme a Giorgio e Armen Petrosyan |
“Questa esperienza mi è piaciuta. Hanno partecipato in molti, con tanti stili differenti. Ciò che abbiamo voluto fare è stato dimostrare come la difesa da K1 si possa applicare anche ad altri stili di combattimento. Speriamo di esserci riusciti”.
“Siamo spesso in giro per palestre a tenere stage di formazione” interviene Giorgio. “Qui a Cattolica, in particolare, c’è stato un seguito molto vario, non tutti, infatti, praticano o hanno praticato la Muay Thai. Ho trovato comunque un buon livello su cui poter ancora lavorare. Bisogna sempre impegnarsi per migliorare le proprie capacità, lo faccio anch’io continuamente nel K1. Gli atleti che hanno partecipato al nostro stage hanno lavorato bene, ascoltando i nostri suggerimenti. Spero che gli sia servito e che abbiamo contribuito ad aiutarli. Puntiamo a fare crescere il livello dell’Italia che è ancora indietro rispetto ad altri paesi”.
In ultimo mi rivolgo ancora al coach Romanut: quali sono i prossimi appuntamenti dei due fratelli?
“Armen combatterà in Sicilia contro l’olandese Marco Pique, che ha già fatto un paio di tornei con Giorgio ed è uno tra i migliori atleti che ci siano in Olanda nei 70 kg. Poi a luglio, l’appuntamento più importante per quest’anno è la semifinale del torneo Enfusion. La manifestazione si è tenuta in Thailandia, ma le semifinali saranno in Portogallo. Armen come primo avversario avrà il thailandese Payunsuk… un osso duro, molto forte”.
Mentre per quanto riguarda Giorgio, si deve riprendere dall’infortunio alla mano?
“Sì, è stato operato a marzo per una frattura alla mano avvenuta in ottobre e dobbiamo attendere che guarisca; aspettiamo il nulla osta dal medico per cominciare l’allenamento. Purtroppo saltano così due match che avevamo già in programma, ma a luglio dovremmo essere pronti per l’appuntamento più importante: il K1 World Max in Giappone. È il nostro obiettivo, andiamo per vincere e ripetere il successo dello scorso ottobre”.
Il tifo italiano sarà tutto per voi!
Ma fammi capire, Giorgio, a ottobre 2009 c’è stato il K1 World Max e di lì a qualche mese sei stato operato alla mano. L’infortunio è avvenuto proprio durante il K1 Max?
“Sì, il 26 di ottobre in Giappone, durante l’incontro di semifinale contro Yuya Yamamoto”.
Lo guardo dritto negli occhi: quindi hai disputato la finale, sfidando Andy Souwer, con la mano rotta?
“Sì”.
E hai vinto la finale… con una mano rotta?
“Sì”.
E se non fosse stata rotta, cosa avresti fatto?!
Lui si limita a sorridere. Tanto la risposta la conoscono io: avrebbe stravinto!
Grazie ragazzi e come mi dice il Maestro Romanut prima di salutarmi: “alla prossima!”… speriamo che sia una promessa.
Raffaella Quadri